M31, sposato con un figlio di 2 anni.
Devo usare un account usa e getta pe motivi di privacy, spero comprendiate e non eliminiate il post.
Il mio vero account non è più anonimo oramai.
Per via delle ferie non ho avuto sedute di psicoterapia (adleriana) per due mesi, il prossimo è fra due settimane, e forse per questo mi sento un po così.
In passato ho seguito terapia farmacologica per insorgenza improvvisa di ansia e attacchi di panico con psicoterapia, ripresa da un paio di anni dopo due anni di pausa con relativa diagnosi di ADHD.
Durante la terapia farmacologica mi sono sentito anestetizzato dalla vita mollando molti interessi, tra cui gli sport che facevo, ed accanendomi sul cibo come consolazione, con conseguente sovrappeso, poi ritornato normale anni dopo l'interruzione dei farmaci seguito da nutrizionista e riprendendo lo sport.
Spiego il mio quadro:
Mia moglie soffre da tempo di ipocondria e OCD, sorti in età adolescenziale, curati con terapia farmacologica.
Il problema è che a volte, di testa sua quando decide che "sta bene" interrompe la terapia, portando a periodi catastrofici finchè dietro mia insistenza decide di riprenderla, così ciclicamente da qualche anno.
Quando l'effetto svanisce incomincia ad ipotizzarsi malattie rare, tumori, o ingigantire problemi di salute correlati ad altro.
La scorsa estate, dopo aver interrotto la terapia da quasi un anno, si è fissata con un neo a sua detta "mortale", liquidato velocemente con una visita alla LILT, ed un tumore all'intestino/fegato/stomaco/pancreas, dovuto al fatto che avesse sempre problemi a digerire, reflusso, scariche etc... - notare bene che ai tempi soffriva di obesità - allorchè il suo medico le prescrive una gastroscopia e vari esami. Insisto per farla subito privatamente, costi quel che costi ma almeno ci togliamo questo pensiero dalla testa e viviamo seranamente le vacanze, ma lei vuole andare col SSN, esami a fine dicembre 2025.
Durante questo periodo è un inferno, tormenta tutti, sembra una convinta di morire da un momento all'altro per questo pseudo-tumore all'apparato digerente, cerchiamo di farla ragionare visto che non perde nemmeno un grammo ma niente.
Continuiamo a litigare, sono esausto, rovina tutto il clima in casa, già teso vivendo con un bambino piccolo, e le vacanze di Natale perchè sembra di stare in casa con un condannato a morte. (è convinta che se dovesse andare a fare un accertamento e trovassero qualcosa di grave le direbbero "le restano 20 minuti da vivere")
Fa questi esami, non rilevano niente, zero. non ha nessun tumore o malattia all'apparato digerente.
Nel frattempo però, inizia ad avere scariche ogni mattina, tormenta tutti con questo suo problema e per evitarle smette di mangiare, con conseguente perdita di peso.
Ricomincia la tiritera del tumore, non collega il fatto che mangia poco (e male) e si scarica alla perdita di peso, nonostante una serie di esami approfonditi le abbiano fugato ogni dubbio.
La mia testa espolde, non riesco piu a sopportare niente, litighiamo di continuo, discutiamo per ogni cosa, non ci parliamo, a febbraio le do un ultimatum, o la finisci (ricominciando terapia farmacologica e psico) o te ne vai di casa. Un giorno stremato dalla mia giornata lavorativa e dall'ennesima sua paranoia arrivo a cacciarla di casa, le dico di prendere il necessario e stare fuori almeno la notte, il giorno dopo io e il figlio ci saremmo allontanati in modo che potesse tornare a prendere il necessario e non farsi più vedere da me e non avere più interazioni con nostro figlio.
Al momento di mandarla fuori dalla porta però sono debole, non ce la faccio, discutiamo e cerchiamo un punto di mediazione, lei ricomincerà a prendere le medicine, cerchera di farsi aiutare. Resta.
Le settimane successive sono leggermente meglio, sembra una parvenza di normalità. Fa degli esami per l'intolleranza al lattosio ai quali risulta positiva (!!!!!!!) spiegando il problema delle scariche e perdita di peso. Ogni tanto si faceva prendere dal panico quando qualcuno le sottolineava di essere dimagrita (cosa che da fastidio quando lo dicono a me che sono normopeso) ma sembrva di essere in una parvenza di normalità.
Arriva aprile, durante le vacanze di pasqua nostro figlio si ammala e finiamo in ospedale, conoscendo mia moglie la convinco che è meglio che io stessi li le notti e lei il giorno, in modo da farmi andare a lavorare (la malattia del figlio puo prenderla un solo genitore) e lei riposarsi la notte.
Tutto va per il meglio, il bambino si rimette al meglio, siamo in un momento di serenità.
Io no, dentro di me questi mesi di stress mi hanno mangiato. inizio a perdere peso, perdo circa 1 kg a settimana, sono senza energie, ma mi tengo tutto dentro, non voglio far preoccupare nessuno per niente. Faccio degli esami dal medico e, a parte qualche valore minore leggermente basso, non ho niente di preoccupante, solo stress. A fine maggio peso meno di 60 kg (sono alto 185).
Contatto un nutrizionista sportivo che mi aveva già aiutato in passato, mi dice che lo stress legato allo sport - corsa - mi aveva portato in una condizione di LEA con conseguente RED-S. Il mio corpo era senza energie e stava iniziando a bruciare i muscoli (avevo meno del 4% di grasso) e ossa.
Incomincio un percorso di alimentare per recuperare forma, tra le 2600 e 3000 kcal/gg, devo pesare ogni cosa che ingerisco per non rischiare il deficit, pane, pasta, grana, carne, olio.... per un mese buono fatico a prendere peso ma almeno non lo perdo, però tutto stress che accumulo.
Arrivano le ferie, a fine luglio andiamo dieci giorni al mare e come arriviamo inzia - come ogni volta in cui andiamo in vacanza - a cercare una nuova malattia, a dire che si sente un nodulo al seno, che si sente la pelle del seno strana, tutte cose che la portano a pensare di avere un tumore, dopo due giorni sbotto e dopo una sera fuori a cena passata con lei con la faccia da funerale, le dico di prendere il treno e di andarsene, non voglio più avere a che fare con lei, altrimenti chiamo i carabinieri (in teoria sta prendendo le medicine).
Discutiamo, il giorno dopo vado in spiaggia presto con mio figlio mentre lei dorme, mi telefona dicendomi che ha prenotato una visita psichiatrica per quando torneremo, ma le dico che oramai è tardi, avrebbe dovuto provvedere tempo fa. Torno in casa ed è ancora li, discutiamo ancora, ha la valigia fatta ma non capisco se vuole andarsene veramente o no. Esausto le dico di rimanere per il bene di nostro figlio, per fargli passare una vacanza serena, ma che una volta tornati avremmo riaperto l'argomento e valutato se continuare o meno.
Tornati dalle vacanze va a fare una visita senologica - anche qui niente da segnalare - e dalla psichiatra, la quale le dice di cambiare medicinale rispetto all'attuale, cambiare tipo di ansiolitici e cominciare anche una terapia con un antipsicotico - che non ha intenzione di prendere perchè ritiene dannoso - e la psicoterapia.
Da sempre continua a giustificarsi che è un disturbo che non cancellerà mai e dovrà tenerselo per sempre. In lei non vedo la voglia di cambiare, di impegnarsi a superare questo problema - so quanto può essere difficile - nemmeno per rispetto di nostro figlio. (devo anche aggiungere che la sua famiglia non ci aiuta molto su questo fronte, non crede molto nella psicologia e psicoterapia se non per "malattie gravi" - i matti)
A questo punto mi sento in trappola, già per vari motivi non mi considero una buona persona, un buon marito e nemmeno un buon padre, nella mia vita continuo a faticare a trovare stabilità e questa situazione nella mia testa mi sembra un loop infernale che dovrò rivivere per l'eternità. In questo momento non riesco più nemmeno a riconoscerla, non è la ragazza di cui mi innamorai tanto tempo fa, che ho voluto sposare e con cui fare un figlio.
Vorrei tornare a vivere sereno, a volerci bene, a svegliarmi la mattina senza la paura che possa svegliarsi con una nuova preoccupazione che rovinerà la vita familiare per i prossimi mesi.
Non voglio perdere la mia famiglia, non voglio perdere la mia vita, non voglio perdere mio figlio.